Lunedì 5 ottobre 2026 la Pontificia Università della Santa Croce ha inaugurato a Roma l’anno accademico 2026-2027, il 42º della sua storia. Prima la Messa dello Spirito Santo nella Basilica di Sant’Apollinare, poi l’Atto accademico: di fronte ai conflitti e alla polarizzazione, il Gran Cancelliere, mons. Fernando Ocáriz, Prelato dell’Opus Dei, chiede all’università di essere «un’oasi di razionalità e un laboratorio di fraternità».
Di Gilles Yao — Corrispondente permanente, Roma — L’Actualité Ivoirienne
La verità, un dono da accogliere
La giornata si è aperta alle 9.30 con la Messa votiva dello Spirito Santo nella Basilica di Sant’Apollinare, cappellania dell’università, nel cuore storico di Roma. L’ha presieduta mons. Fernando Ocáriz, insieme alle autorità accademiche e a numerosi sacerdoti concelebranti. Nella navata, professori, studenti, religiose, seminaristi e famiglie.
Nell’omelia, il Gran Cancelliere ha sostenuto un’idea forte: la verità non si conquista con la sola forza dell’intelletto. È Dio stesso, da accogliere con umiltà. Questa ricerca, ha proseguito, si vive nella carità tra colleghi, nell’ascolto, nel dialogo, nel perdono e nell’aiuto reciproco nei momenti di fatica. Lo studio e il lavoro diventano così un vero atto di culto.
Costruire ponti dove altri alzano muri
Alle 11.00, nell’Aula Magna Giovanni Paolo II, si è svolto l’Atto accademico. Mons. Ocáriz ha descritto un mondo segnato da fratture, conflitti armati e polarizzazione. Di fronte alla tentazione dell’isolamento, della rassegnazione o dell’indifferenza, l’università deve formare persone capaci di costruire ponti, con uno spirito critico illuminato dalla fede.
Si è rivolto a ciascuna componente dell’università:
- ai professori, il compito esigente di ricercare con rigore e insegnare con passione;
- al personale tecnico-amministrativo, il ricordo che il lavoro ben fatto è il fondamento umano di tutta l’attività accademica;
- agli studenti, l’invito a valorizzare ogni ora di studio, ogni momento di vita universitaria e di preghiera.
Il Rettore, don Fernando Puig, ha presentato l’università come un’impresa comune e non come un semplice accordo utilitaristico. Ha richiamato san John Henry Newman, per il quale professori, studenti e personale condividono una stessa vocazione educativa e spirituale. Ha inoltre illustrato i progressi del Piano Strategico dell’ateneo.
Comprendere prima di rispondere
La lezione inaugurale è stata affidata al professor Diego Contreras, della Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale, sul tema «Rappresentare gli assenti. La giustizia interpretativa nella comunicazione pubblica».
Per lui il disaccordo non è un problema in sé. Ciò che si degrada in una società polarizzata è il modo in cui si presentano pubblicamente le posizioni altrui. Da qui l’invito a comprendere prima di rispondere e a distinguere la polemica, che cerca di prevalere, dalla controversia, che si confronta con le ragioni migliori dell’altro. Comprendere una posizione non significa condividerla; ricostruirla fedelmente è una questione di giustizia. Secondo l’agenzia SIR, la giustizia interpretativa «protegge dalla caricatura». Un messaggio che parla direttamente ai giornalisti e ai comunicatori, in Costa d’Avorio come altrove.
La voce degli studenti
A nome degli studenti, Stefano Nisi, della Facoltà di Diritto Canonico, ha ringraziato per una formazione solida, esigente e aperta. Ha sottolineato la ricchezza di incontrare persone dei cinque continenti: l’unità, ha detto, non nasce dall’uniformità ma dal sentirsi parte di una stessa famiglia.

Focus: un’università dove i laici hanno il loro posto
I numeri dell’anno trascorso
Nel 2025-2026 la Santa Croce ha contato 1.275 studenti provenienti da 86 Paesi, di cui il 21% laici. Ha rilasciato 215 titoli di Baccalaureato, Licenza e Dottorato e concesso 316 borse di studio a studenti meritevoli. Le quattro facoltà contano 80 professori stabili.
L’ISSRA, 40 anni di formazione dei laici
Questo anno segna anche i 40 anni dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare (ISSRA), eretto il 17 settembre 1986. La sua missione: permettere ai laici di conciliare lo studio della teologia e della filosofia con la vita professionale e familiare, grazie a una didattica flessibile che unisce piattaforma online e tutoraggio.
Una scelta in linea con l’eredità di san Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, che volle questa università e insistette sempre sulla santificazione del lavoro ordinario. L’inaugurazione si colloca del resto nella preparazione al Centenario dell’Opus Dei, che sarà celebrato tra il 2028 e il 2030.
Una porta aperta per l’Africa
Per gli studenti africani, e ivoriani in particolare, la Santa Croce offre percorsi rari. La Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale forma comunicatori di Chiesa e giornalisti, un bisogno reale per le diocesi, le congregazioni e i media cattolici del continente. Il sistema di borse di studio, che compensa tasse accademiche che coprono solo una piccola parte delle spese dell’università, rende queste formazioni accessibili.
Tre giorni dopo, l’8 ottobre, Papa Leone XIV celebrava in San Pietro la Messa di inizio anno di tutte le università pontificie di Roma, invitando gli studenti a studiare «con gli altri, per gli altri». Il messaggio della Santa Croce si inserisce pienamente in questa linea.
Verità accolta con umiltà, fraternità vissuta ogni giorno, giustizia nel presentare le idee altrui: la Santa Croce apre il nuovo anno con un programma che va oltre le sue mura. In un mondo in cui ci si insulta più di quanto ci si ascolti, ricorda che un’università cattolica può formare donne e uomini capaci di unire invece di dividere. Per l’Africa e per la Costa d’Avorio è un invito a mandare a Roma laici e chierici che tornino costruttori di ponti.
Gilles Yao — Corrispondente permanente, Roma — L’Actualité Ivoirienne

